Sabato 28 Ottobre 2023 ORE 12.45
Ristorante Antica Osteria Magenes – Via Cavour, 7 Barate di Gaggiano (MI)
STORIA DEL RISTORANTE:
Nata da una storia centenaria di convivialità, culto e lavorazione dei prodotti del nostro territorio, e dalla passione e dall’applicazione giornaliera della chef-patron Mariella Magenes, vi proponiamo oggi una sana cucina tradizionale milanese e regionale, proponendo gusti e sapori di una volta rivisitati in chiave moderna: sì amici, l’innovazione da noi parte dalla tradizione…
Era il 1880 e la nostra famiglia già risiedeva a Barate, piccolo paesino che allora contava circa trecento abitanti (oggi siamo rimasti un’ottantina). Nonno Carlo, figlio di Emilio, continuò la passione del padre per il commercio passando dallo smercio di birre e gazzose a quello di bestiame, vacche e cavalli, e aprendo con il fratello Arturo una bella macelleria proprio nella loro casa natale a Barate, al numero 7 di Via Cavour. È così che a partire dagli anni 50′ “Magenes” diventa non solo luogo dove acquistare e mangiare carne di prima scelta, ma vero e proprio punto d’incontro, sia per gli agricoltori e cacciatori della zona, che per i “professionisti” milanesi, i signori che arrivavano nella prima campagna a ridosso della città per trascorrere qualche ora di buona compagnia all’aria aperta.
Erano giorni di grandi abbuffate ed oneste bevute, ravioli e paste fatte in casa, salami e cotechini, cassuole e bolliti, salmi di lepri e crostate di frutta cotta. Carlo e Nunzia, Arturo ed Ernestina, sono i nomi di chi ha passato la vita intera tra queste mura, dove oggi, con la stessa passione e ardore, con la stessa luce negli occhi, noi cerchiamo di vivere la nostra favola. Continua oggi con i fratelli Dario e Diego rispettivamente Chef e Maitre dell’Antica Osteria Magenes. Passione e talento sono i motori della nostra quotidianità.
Lo chef e maitre patron Dario e Diego e il loro staff ci propongono:

Inizieremo con 5 amouse bouche:
– Finta oliva con tartare di vitello
– Tacos di bollito, parmigiano 16 mesi e guacamole
– Sablè, caprino e fior di carota
– Bon bon di Campari ed aranciata amara
– Mondeghili alla milanese
Antipasto:
– Tonnato “Magenes”, tosazu e capperi disidratati
Primo:
Risotto “Giallo Milano 2010”
Secondo:
Punta di vitello, patate novelle e cipolle borettane
Dolce:
Torta “Operà” con biscuit al cioccolato e lamponi
Vino:
Prosecco Valdobbiadene Superiore “San Venanzio”
Cresta dei ghiffi, F.lli Agnes
Loghetto ( bonara ferma) F.lli Agnes
Gastarea – la decima musa di Brillat Savarin
Le muse, figlie di Giove, sovrintendono ognuna a un ramo delle arti o delle scienze. Per la cultura classica le muse sono nove: Calliope la poesia epica, Clio la storia, Polimnia gli inni eroici, Euterpe la poesia lirica, Twersicore la danza, Erato la poesia amorosa, Malpomene la tragedia, Talia la commedia, Urania l’astronomia. Le muse, ritratte dagli artisti rinascimentali mentre si tengono per mano, secondo i mitografi indicano come le scienze e le arti siano connesse le une alle altre. Così, come il re dell’olimpo diede vita alle nove muse, Brillat-Savarin volle “dare alla luce” la decima, ritenendo l’arte della gastronomia degna di averne una.
Ecco come la immagina nella sua Fisiologia del gusto:“Gastarea è la decima musa: essa presiede ai piaceri del gusto. Potrebbe pretendere il dominio dell’universo, perché l’universo non è nulla senza la vita, e tutto ciò che vive si nutre. Si compiace in modo particolare dei colli su cui fiorisce la vigna, di quelli che sono profumati dall’arancio, dei boschetti ove matura il tartufo, dei paesi che abbondano di selvaggina e di frutta. Quando si degna di mostrarsi, appare sotto l’aspetto di una fanciulla: la sua cintura è color fuoco, i capelli sono neri, gli occhi azzurri e le sue forme sono piene e graziose…..essa soprattutto e divinamente bella….la statua della Dea: ha lamano sinistra appoggiata a un fornello e tiene nella
destra il prodotto il prodotto più caro ai suoi adoratori…. Le Feste della Dea sono tante quanti i giorni dell’anno, perché ella non cessa mai di donare i suoi benefici…”. Quest’anno a rappresentare la Dea “Gastarea” A.R.A. ha scelto una pittura di Milo Manara qui di seguito riportata con la biografia dell’autore.

CALIPSO
Secondo il racconto di Odissea di Omero era figlia di Atlante e viveva sull’isola di Ogigia, che gli autori pongono nell’occidente mediterraneo e che è simile alla penisola di Ceuta, di fronte a Gibilterra ma anche una grotta in riva al mare, nell’isola di Ogigia, viene indicata come dimora di Calipso. Donna bellissima e immortale, Calipso fu punita dagli dei per essersi schierata dalla parte del padre nella Titanomachia. Fu costretta a rimanere sull’isola di
Ogigia, dove le Moire mandavano uomini bellissimi ed eroici di cui non faceva che innamorarsi, ma che poi dovevano partire.
Un giorno Odisseo, scampato al vortice di Cariddi, approdò sull’isola e Calipso si innamorò. L’Odissea racconta come ella lo amò e lo tenne con sé, secondo Omero, per sette anni (secondo Lo Pseudo Apollodoro cinque e secondo Igino solo uno) offrendogli invano l’immortalità, che l’eroe insistentamente rifiutava. Odisseo conservava in fondo al cuore il desiderio di tornare ad Itaca e non si lasciò sedurre.
Calipso abitava in una grotta profonda, con molte sale, che si apriva su giardini naturali, un bosco sacro con grandi alberi e sorgenti che scorrevano attraverso l’erba. Ella passava il tempo a filare, tessere, con le schiave, anch’esse ninfe, che cantavano mentre lavoravano. Le lacrime di Odisseo vennero accolte da Atena, la quale, dispiaciuta per il suo protetto, chiese a Zeus di intervenire. Il dio allora mandò Ermes per convincere Calipso a lasciarlo partire e lei a malincuore acconsentì. Gli diede legname per costrirsi una zattera, e provviste per il viaggio. Gli indicò anche su quali astri regolare la navigazione.
Le leggende posteriori all’Odissea attribuiscono a Odisseo e Calipso un figlio, chiamato Latino, più spesso più spesso considerato figlio di Circe; talvolta, si racconta che essi avessero avuto due figli, Nausitoo e Nausinoo, i cui nomi ricordano la nave. Infine si attribuisce loro come figlio anche Ausone, l’eponimo dell’Ausonia.
A Calipso e dedicato il testo conclusivo della raccolta L’ultimo viaggio di Ulisse (nei poemi conviviale) di Pascoli. Il testo si apre con un Ulisse naufrago, spinto fino all’isola di Ogigia dal mare dopo aver perduto la nave e i compagni contro lo scoglio delle Sirene. L’isola della dea è selvaggia e carica di profumi, il canto di Calipso che siede intenta alla sua tela si mescola con quello insistente del gufo e della cornacchia, presagi di sventura. La dea, una volta uscita dalla sua caverna, trova il corpo dell’amato eroe ormai esanime e non può fare altro che abbracciarlo e sciogliersi in lacrime di dolore: “Non esseree mai! Non essere mai! più nulla, ma meno morte, che non essere più””
Per le prenotazioni contattare il Sig.Andrea Marcolin tramite mail: andreavittorio.marcolin@gmail.com oppure tramite whatsapp al n° 338 6176062.
Il termine ultimo di adesione e’ lunedì 23 ottobre 2023.

